Scucito sul divano
dal ronzio della TV
alle tre di notte,
mozziconi di sigaretta
che odorano di stagno,
il tavolino giallo
che vomita riviste
- da sotto, come se fosse
in ginocchio -
e nessuna voglia
ad intiepidirmi.
Solo un prurito
alla caviglia destra
e nessuno a grattarmi.
Dispongo ordinatamente
- e quante volte
c'ho provato -
senza umori, immobile.
Lascio con distacco
la guida al cinismo
e soffio di ghiaccio
- delimito confini
vicini -
paresi apparente.
Un pezzo che muove
da sè
- ira -
ritento
più stanco.
Tre giorni sono passati
ma non mi convinco
- la pancia stringe
e vibrano le braccia -
non riesco a darti
ragione; è vetro che
scricchiola sotto i denti
pensare che ho torto.
E torto marcio.
Collezioni sigarette
in fondo ai bronchi
e non ti rimarranno
che racconti futili
da leggere ai nipotini.
Ritardi la sventura
- quale fortuna, invece -
di capelli bianchi
e crepe della faccia.
Il tuo vestito
scucirà gli anni
uno per uno
e il tuo eterno
presente sarà
pietre ed ossa
in compagnia
di vermi.
La guancia sinistra
ancora gonfia,
due denti
nella spazzatura
e il labbro superiore
pulsante
su cui ho inciso
con un pugno una croce.
E ancora ci si parla
a stento, storpiando "favore"
e "serpente".
L'acido di batteria
che zampilla dalle nocche
snida segreti che il sangue
inghiotte in silenzio.
Siamo candele spente
(e i cappelli
scuri non lasciano
traccia di sole
sugli occhi).
Si cammina in fila
per due, mani in tasca
- mani mai pronte -
gambe inamidate,
ridicole.
Immagino
nel bagliore
che corona
montagne e colli
qualcuno ad ascoltare
auto in corsa
a serbatoio pieno
il semaforo che
torna verde
a sperare anche lui;
ancora cene a due
occhi socchiusi
che si abbandonano
al sonno
pesante
macigno
bambini, pianti, pannolini
spesa ancora da riporre
nei pensili ingialliti
la caffettiera
e i suoi gargarismi
telefoni
sveglie
treni.
Forse un solo
treno, sempre
quello.
Non ti riconosco
in questo confine
partorito d'ossa
e sangue e carne
(che ascolta
e canta
in solitaria tregua).
Nella brina rinchiusi
l'unico senso
che ancora ci scioglie;
caleidoscopio di ricordi
(atomici frammenti
perduti in piccoli occhi).
Non credo
possa scoprirmi
quel giorno
scolpito
sezionato a dovere
compiuto.
Sentirò ancora
quel torpore
alle spalle
o non vedrò le facce
a più di un metro
dal mio naso.
E le vene
aggrovigliate
e incancrenite, i polmoni
a ricordarmi con un fischio
le sigarette che ho fumato.
Forbice
e dito.
Il mio sangue
non può mentire.